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Fratus a Genova! Il punto di vista sociologico sul romanzo di D. Francescantonio dedicato a Rimbaud

DALLO STESSO DESERTO, NELLA STESSA NOTTE

Edizioni SOLFANELLI, € 16,00



Il testo “Dallo stesso deserto, nella stessa notte”, che verrà presentato a Genova venerdì 14 febbraio, alle ore 16,30, presso la civica Biblioteca Berio, prende il titolo da una lirica compresa nel poema "Una stagione all’inferno" (1873) di Arthur Rimbaud. Il poeta francese è noto precorritore di tutte le ribellioni e trasgressioni, cantate con toni accesi e iperbolici in una prodigiosa produzione poetica composta in età precocissima, dai 15 ai 19 anni. Proprio durante questi anni, rivoluzionerà la poesia tradizionale, travolgendone i canoni formali e sovvertendo la stessa percezione della realtà, volta alla libertà dell’immaginario, al primato dei sensi e all'irrealtà della visione.

In quegli stessi anni, complice il sodalizio scandaloso instaurato con l’altro poeta Paul Verlaine, colui che lo presentò al mondo letterario di Parigi, si venne creando il suo mito di “poeta maledetto”, etichettato come bello e perverso, drogato, alcolista, sodomita e vagabondo “dalle suole di vento”, enfatizzato da chi ha voluto farne un emblema della ribellione giovanile ai principi e ai valori della tradizione borghese e che tuttora viene riproposto come tale, mentre si tende ad oscurare, accennandone appena, come di una decisione misteriosa, incomprensibile e insensata, il suo improvviso rifiuto della poesia e della vita sregolata legata al proposito di cambiare il senso stesso della vita per andarsene in Africa a svolgervi la professione del mercante di pelli, di avorio e di armi.


Il romanzo, basato su una scrupolosa ricerca di documenti del periodo africano di Rimbaud, principalmente sulle lettere ch'egli scrisse ai familiari e ad alcuni conoscenti e su ciò che scrissero di lui coloro che lo conobbero in quel periodo, si propone di restituire il Rimbaud fuori dal mito, cercando di capire le ragioni del suo rifiuto della figura del poeta maledetto e della sua stessa produzione poetica. Rifiuto netto e senza ripensamenti, come risulterà dalla narrazione, che, ricorrendo a un efficace espediente letterario, viene affidata un mercante italiano attratto dalla personalità del mercante francese dopo esser venuto a conoscenza, casualmente, del suo passato di “poeta maledetto”. Attraverso alcuni incontri col poeta emigrato in Africa per farsi mercante, riuscirà, vincendo la sua ruvidezza e ritrosia, a stabilire tra loro una specie di confidenza, appurando molti aspetti dei suoi trascorsi giovanili. Finirà per subirne il fascino, avvertendo qualcosa di simile a un’affinità con lui nelle motivazioni che l’hanno indotto a lasciare l’Europa per l’Africa, una sorta di ennui o insofferenza verso una vita sbagliata e inconcludente, se non addirittura autodistruttiva.

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